I RACCONTI MIGLIORI

Se mio marito sapesse!

 
 
 

 

 

Se mio marito sapesse che non passa settimana che non faccio l’amore almeno due volte,  che ci sono mattine che mi vesto da sera e curo il dettaglio e sfumo i miei occhi in attesa di lui che bussi alla porta, che mi trovi già pronta e piena di spacchi, di spicchi di faccia e tagli di pelle, che sono profondi come buchi più neri che m’illudo d’averli solo nel cuore. Se sapesse davvero che dura da mesi ed ora non riesco a farne più a meno, se sapesse chi prende chi scopa sua moglie, un signore in divisa che lo saluta ogni giorno, che a Pasqua e Natale prende la mancia, ed ogni mattina si toglie il cappello, e gli dice servile “Buongiorno Avvocato.”

A volte sorrido e seria mi chiedo quale sarebbe il giusto compenso, quanto il dovuto a chi spegne gli ardori e sfiamma le voglie d’un’anima calda che altrimenti la sera rimarrebbero appese, noiose e invadenti, alla spalliera del letto. Mi viene un brivido lungo la schiena se penso che un giorno potrebbe scoprirlo, mai mi perdonerebbe d’averlo tradito con un uomo che è solo un portiere in divisa e per ceto e cultura non è alla mia altezza, che per statura mi sfiora appena la bocca ed in piedi gli bagno i capelli di voglia, mentre la lingua mi raspa tra il seno i buoni propositi morti mentre l’aspetto.

Mio marito non immagina cosa fibrilla, dentro questo seno quando chiude la porta, quanto c’è voluto ad assorbire l’idea e quanto meno d’un niente mi sono lasciata cadere. E’ bastato che mi sfiorasse la mano, per una chiave spezzata dentro la porta del bagno. Proprio il quel bagno m’ha cominciata a toccare, il gomito il braccio il collo la schiena, per poi accarezzarmi questo spacco di seno, che dalla vestaglia s’intravedeva convinto, facendo di tutto per essere visto, per farsi accarezzare la pelle più bianca, il desiderio d’amore compresso negli anni, che prima o poi sicura sarebbe esploso comunque e davanti a chissà quale mani. Di fronte allo specchio mi sono finta sorpresa, tra le sue mani ho cercato un contegno mentre la mia tetta già riempiva una bocca e finta mi divincolavo senza arretrare d’un passo. Mai ho pensato di fuggire gridando, mai l’ho contraddetto quando mi urlava la voglia, deciso e sicuro che non aspettavo che questa, una furia impazzita che m’ha invasa di dentro.

Cosa direbbe mio marito se davvero sapesse per filo e per segno cosa gli offro, quali segreti nascondo sotto la gonna, quali mutande che lui non ha visto e che cambio tre volte per esserne certa che in un fiato in un bacio diventino nulla, stoffa di carta che si strappa a guardarla. Cosa direbbe se sapesse fino a che punto un portiere qualunque mi cerca la carne, dove più spesso mi concedo sfrontata di trattarmi alla stregua di una donna che paga, d’un rifiuto di notte dove ci si scarica voglia. Cosa direbbe se venisse a sapere che sono gelosa di quella povera moglie, una donna ricurva che lava le scale, che vale come femmina meno di nulla, di un’unghia che smalto che limo e ritocco. Alle volte credo di essere fuori quando godo e la prendo a modello, quando lo aspetto sul divano in penombra, e coperta di seta mi umilio pensando che sta con sua moglie e la preferisce. A cosa vale davvero aspettarlo a quest’ora? A cosa serve questo profumo fruttato, quest’accavallare di gambe che mi fanno perfetta, più preda e bottino quando suona alla porta, e cosa ci provo a farmi dire porcate, a sentirlo padrone sopra i miei vestiti che sgualcisce e che macchia senza curarsi del prezzo.

Causa ed effetto d’ogni mio vizio, d’ogni trasgressione che sento di dentro, che mi fa chiedere scusa per ogni nonnulla, per ogni battito d’occhi che non aveva previsto. Non m’ha mai chiamata per nome, perché sarebbe troppa la confidenza, mi chiama signora e mi scopa e mi fotte, mi chiama signora e m’infila nel posto, ovunque sfrontato dove ha deciso, sempre diverso per sentirsi padrone, come un gatto che impregna qualsiasi angolo, per avere il dominio su tutto il mio corpo.

Ma mio marito non sente l’odore d’amore! Rientra in casa la sera e mi bacia la fronte, mi dice tesoro senza guardarmi negli occhi, come se nulla davvero fosse successo ed avessi passato le ore dentro un mercato o a chiacchierare di nulla con la mia amica di fronte. Che ne sa lui cosa fanno di giorno queste mie labbra? Come mi concio per essere bella, per essere tutto tranne questa signora borghese, che chiunque rispetta tranne il portiere, che mi tromba i meandri d’un’anima informe, i segreti i pertugi di una vita di coppia, che spalanco l’allargo e gli chiedo di entrare, di fare più in fretta e sbaragliare ogni cosa, distruggendo con forza quello che trova.

Mi chiede e confesso ogni dettaglio, di come mi vesto quando faccio l’amore, ogni parola che mio marito pronuncia, se mi chiama puttana ed affonda all’istante o rimane a guardarmi chiamandomi amore. Ad ogni segreto sono voglie e carezze, baci di lividi dietro le tende, strusciate improvvise nella guardiola di giorno, quando rientro dopo che ho fatto la spesa. Lo invito a salire che non mi lasci in attesa, a far sì che anche oggi sia un giorno che conto, una sera che sorrido a mio marito che torna, che se solo mi chiedesse il motivo, forse domani sarebbe un giorno di dubbi o quanto meno di banali accortezze che ora nemmeno mi vengono in mente, quando penso che tra un niente il suo odore mi invade, la sua voglia mi arriva proprio nel fondo dove un’anima impura ne sente il bisogno.

Se mio marito lo venisse a sapere, oppure mi guardasse almeno negli occhi, davvero vorrei confessargli ogni cosa, dirgli che su quel divano dove è seduto, stamane d’incanto m’hanno sbattuta per bene, chiamandomi cagna e ci credevo davvero e ci credo ogni giorno quando qualcuno s’adagia dove il mio corpo si fa risucchio e ventosa. Davvero vorrei dirgli chi è veramente sua moglie, una signora impeccabile una donna di classe, che raffredda i suoi seni strusciandoli a terra, per il gusto di sentire l’abbandono e il contrasto, del fuoco che dietro fa mulinello, fa pressione ed entra senza avvertire l’attrito, e mi preme e mi pigia senza più resistenze, perché quelle mentali sono crollate da tempo. Ora esplodo e gli giuro, davvero gli dico che le mutande che porto non hanno più orli, che il mio sesso da tempo si ricompone a fatica, slabbrato nei bordi da occhi da mani, di misure stracolme di forza e di voglia. Giuro che ora sbotto, ma poi mi ritraggo e respiro, pensando che se mi chiedesse il motivo, se per una volta mi scavasse deciso, allora sì che farei scena muta! Perché se vado più in fondo non trovo ragione, non trovo uno spicciolo di causa vera, perché mio marito mi ama e m’appaga, e dentro nell’anima non trovo giustizia, perché solo in superficie ne trovo il riscontro, di quello che faccio che sento più forte, tra i miei seni che s’induriscono e ne chiedono ancora, tra le mie labbra che rosse si gonfiano al tatto, tra i miei fianchi e le gambe domani di nuovo, indosseranno impalpabili mutande di carta.

 

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