LiberaEva

ANCHE QUESTO E' AMORE

Dammi la Regola

     Vorrei avere gli occhi di un uomo per vedermi più bella, per vederci le onde che fanno i capelli, il risucchio del mare ad ogni soffio di vento, che increspa la luce del sole al tramonto. Sotto questo imbrunire vorrei soltanto due mani, che sole sapessero dove andare a giocare, e correre lungo le pieghe accoglienti, cunicoli stretti ed autostrade di pelle, che le portino dove hanno bisogno d’andare.

     Vorrei che non mi guardasse più in faccia, che chiaro dicesse che le servo per altro, per consumarmi da dietro queste gambe gemelle, e l’anima tutta che risiede lì in mezzo. Che mi chiamasse con un nome che a caso pronuncia, sapendo benissimo che non mi chiamo Giuditta, perché null’altro vorrei che prestare il mio corpo, a chi sogna di stare in un altro accogliente, e scarica indomito liquido e rabbie, come fossi che sfogo della sua vita di giorno, uno sfiato che s’apre quando l’aria comprime, come ora che cerca e mi cerca davvero, nell’unico sbocco che gli offro e gli dono

prec.

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     Ecco mi sento! Sono amore che bagna e vento che asciuga, seno abbondante che potrebbe sfamare, chiunque a quest’ora ha bisogno di ciuccio, zucchero e sale intinto nel miele. Ecco mi sento! Sono vacca al tramonto che urla impaziente, ad un’anima buona che la svuoti di latte, per sentirsi leggera più femmina dentro, che nutre ed allatta una parte del mondo. Ecco ti sento! Sei forza di maschio che arrossa la faccia, bocca che succhia e mi strappa le labbra, perché tu sei uomo e sai fino a dove, puoi spingerti in fondo e toccare il dolore.

     Ti prego ora, non farmi aspettare, non farmi sentire ridicola e persa, perché se avessi criterio starei altrove, comunque lontano tra queste tue braccia. Porgimi quel guinzaglio che inutile giace, fammi sentire schiava di un sogno, per dare un verso a questo piacere, che cola che cala nei risvolti che stiri, e a ragione li cerchi per dargli una piega.

     E’ carne cruda di un’anima inquieta, polpa illibata attaccata alle ossa, è pelle che scarni con i denti e la bocca, e ne succhi la linfa il sangue la vita. Davvero vorrei trovarci un senso, l’equilibrio che manca e che sogno ogni notte, tra le corde di iuta che mi tengono ferma, ad aspettare un tuo bacio che non sappia d’affetto, ma inumidisca la parte di cui ho bisogno.

   

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