Quando al tramonto mi
viene l’anima in pena, si arrossa la luce e l’ombra s’allunga, che
rimango a pensare alla notte che viene, che passo da sola in attesa
da sempre, che un vento più forte lo trascini e lo spinga, sopra
queste colline tra i tornanti più stretti, oltre il sentiero del mio
seno che curva, e si spacca qui sotto a due passi dal sogno, proprio
nel mentre mi spoglio e mi vesto, e l’intorno m’avvolge d’un
silenzio pesante.
Quando la sera mi
corico presto, in camicia da notte con i fiori più belli, per essere
pronta se per caso bussasse, ed io sbadata avessi preso già sonno. Chissà
che direbbe dei miei occhi assonnati, che mai li ha visti perché mai gli è
successo, che dormissimo insieme per sei ore di fila.
Quando la notte c’è
la voglia che chiama, ed io mi rigiro da sola nel letto, vestita
d’organza d’azzurro e di bianco, ed il caldo m’avvolge tra la seta che
struscia, e fruscia le calze che metto ogni sera, e trancia il silenzio in
un sibilo sordo, che m’aggrappa la mente ad un uomo da sempre, che vuole e
mi pensa vestita nel modo, come quando di giorno facciamo l’amore, come
quando di notte potrebbe arrivare, infilarsi leggero tra le pieghe del
letto, baciare i miei seni e farci la tana, al freddo che fuori incede e
più fischia, ed io che lo scaldo e lo copro d’amore.
Quando di notte mi
giro e mi volto, che penso convinta di non avere altro tempo, per
dimostrargli più certa che non trascuro i dettagli, gli stessi che curo
ogni volta che chiama, e deciso mi chiede di essere bella, come una sposa
illibata dopo la messa, vestita d’azzurro al pranzo di nozze.
Quando di notte mi
sveglio sudata, che ho voglia di un uomo con la stessa sua faccia, perché
tanto so che m’illudo soltanto, che a minuti lui bussa ed io sono già
pronta, perché è sposato e ci dorme nel letto, perché mai è successo che
il suo viso nel sogno, si facesse reale e mi prendesse davvero. E sento il
suo sangue identico al mio, che bolle e mi prende senza paura, che
all’alba di colpo mi sveglio e svanisce, l’odore e la brama d’un maschio
di notte, la certezza sicura di non averlo mai fatto.
Ogni sera ci casco
prima di andare a dormire, vado in bagno e mi trucco e mi metto il
rossetto, e lo sbordo nel punto dove a lui piace vedere, immaginarlo
insolente da richiamo e da culla, e dopo disfatto frastagliato d’amore.
Nello specchio mi guardo e faccio le smorfie, di profilo e davanti per
essere certa, che la mia faccia dipinta sia come la vuole, al piacere
degli occhi al contatto di mani, quando scopro il mio collo e raccolgo i
capelli, ai baci indelebili che lasciano segni. Alle volte mi sforzo di
pensare da uomo, e che penserebbe se mi guardasse davvero, se sono
l’oggetto che può riempire l’ardore, se sono la cagna che mi sussurra e mi
lecca. Lo so che è forte che a dir poco è volgare, e a ripeterlo ora mi fa
quasi ribrezzo, e credo davvero di non esser la stessa, di quando mi
prende ed io fisso il muro, di quando mi monta e ci crede davvero, che
sotto i suoi colpi c’è una bestia in calore, una donna che è sazia di
sesso e di testa, che le piace nell’anima sentirselo dire.
Quando mi trovo
ancora a truccarmi, con una luce soffusa che centra il mio seno, e mi
punta nel punto dove è forte la voglia, che un uomo qualunque potrebbe
calmare, magari stasera se socchiudessi la porta, al vicino col cane che
fa il giro tre volte, e tenta e m’attizza e mi dice signora, e allude ogni
sera quando ci rimango a parlare. Dalla finestra da sopra il balcone, lui
mi guarda e mi offre una sera diversa, perché sa che sono un’amante, che
non sono sposata e la notte sto sola, e sotto la gonna ci sono lacci e
fiocchetti, che da sotto li sbircia sorride e mi vuole, ma io mi ritraggo
e lo lascio aspettare.
Sono pronta e mi
siedo sul bordo del letto, e mi spio riflessa e m’accarezzo e mi sfioro,
per veder le movenze che mi fanno leggera, agli occhi che scambio con lo
specchio davanti. E tolgo l’organza come luce velata, l’adagio impalpabile
sulla poltrona di fianco. E sorrido contenta pensandolo ora, che mi
immagina bella perché mi corico sola, che non ci sono altri occhi per
sfamarmi lì dove, i suoi distanti mi danno l’ebbrezza, di non essere sola
nemmeno stasera, di non essere vuota dove mi sento già pronta. Spengo la
luce perché un fascio da fuori, mi contorni il profilo del seno e le
labbra, e poi più in basso dove ho messo dei fiori, che un velo di vento
mi scompone e mi spoglia. Sento davvero che questo è il momento, e sento
le mani callose da maschio, che mi raschia l’essenza di un’anima schiusa,
dove s’addensano fitte le mie dita impazienti.
Non ho unghie lunghe
non le porto da tempo, perché non conosco altra parte del corpo, che possa
darmi piacere e misura, del volo che spicco quando le pieghe più dure,
s’ammorbidiscono al sogno e si danno convinte, come bimba che gioca a
bucare le nuvole, e poi mi riguardo e gioco con i fiocchi, pensando a
quante meno belle a quest’ora, fanno l’amore con un uomo vicino, che le
cerca e le prende finché un urlo le sazi, e le lascia ansimare tra due
cuscini nel letto. Ma io sono bella sono bella davvero, e nulla cambierei
per questa attesa che sento, per queste parole d’amante domani, gli
racconteranno l’amore e come ero vestita, il colore e la stoffa di com’ero
incartata, il tintinnio malizioso dei gancetti di ferro, il vapore più
denso del mio umido intatto, che sale più caldo e si mescola all’aria.
Oddio lo sento che si
impregna sui muri, come gatta di strada sono tracce d’odore, come richiami
di fuoco sono bordi di notte. Ecco mi sento mi par di sentire, una musica
lenta che m’accompagna le dita, prima una poi due in un crescendo di note,
ed io le trattengo e m’accovaccio al bisogno, d’un’altra che fuori sta
facendo la fila, ma poi entra decisa e s’unisce alla danza, d’un vortice
in fretta che espelle e risucchia, in un andirivieni dove chiudo i miei
occhi, e la stanza si affolla di padroni di cani, del lattaio che ride e
fissa il mio seno, dell’altro stasera che m’ha chiesto una strada.
Quando ti trovi come
adesso mi sento, che ti rendi conto che non puoi chiedere altro, a questa
notte che passa all’alba che spunta, a quell’uomo che dorme sereno nel
letto, che non è il tuo e non ha i fiori di campo, che ora magari sta
facendo l’amore. Allora ci pensi e si ringrossa il respiro, e lasci agli
istanti di prenderti ancora, sono attimi intensi spaiati tra loro, ed
ognuno di questi non ricuciono un’ora, ma ne godi nel mentre e ti senti
padrona, e mai nessun giorno potrà essere uguale, mentre giuri saccente di
non aspettarlo domani.