Portami al mare fammi sognare, fammi vedere la luna che gialla, s’abissa e
s’eclissa e fa l’amore con l’acqua, la stessa che ad onde si gonfia e si
sgonfia, ed a riva poi muore ed a riva mi bagna. Perché io sono scalza con
le scarpe per mano, ed ho un vestito che bianco si smerletta e si svasa,
si tinge d’arancio che mobile scende, e riflette il tramonto dal seno alle
gambe.
Fammi sentire che non è vana l’attesa, d’essere tua fin sotto i capelli,
perché porto un cappello di paglia da sposa, un nastro e dei fiori che mi
fanno più bella.
Portami al mare fammi sognare, un porticciolo di barche una cena di pesce,
e fuori la pioggia che scola sui vetri, che a gocce che a rami mi fa
sentire protetta, perché sei tu che mi guardi ed io abbasso lo sguardo,
perché sei tu che mi vuoi ed io mi sento diversa.
Lo sai che di notte ho ancora paura, e come da bimba mi concentro ai
rumori, e mi copro la faccia con il lenzuolo e il cuscino, per sentirmi al
riparo per sentirmi sicura. Perché tu non ci sei, non ci sei mai stato,
perché tu giri l’Europa ed io giro i canali, di questa tv che è tutto il
mio mondo, nell’attesa che vieni e ci rimani per sempre.
Portami al mare fammi sognare, non dirmi né quando né come e né dove, non
serve davvero perché sono già pronta, che sia sera e poi notte non importa
se piove, perché porto il cappello e tu mi ripari, e mi dici che m’ami che
sfami quest’ansia, che la sera mi sale, che il giorno non scende. Perché
tu sei lontano ed io ti rincorro, tra le tenebre rosse sulla spiaggia che
ora, s'é fatta deserto ed il vento che soffia, l’appiana e l’alliscia, poi
a nubi l’aggruma, e la trascina obbediente e ne fa delle dune, dove
spuntano fitti cespugli già secchi, perché io mi nascondo e tu che mi
cerchi, perché tu mi rincorri ed io mi riparo.
Ma tanto lo so che poi mi ritrovi, mi baci le labbra e la gonna poi sale,
e t’offro il mio seno come fosse una rosa, tra i rami d’inverno insecchiti
dal gelo
Portami al mare fammi sognare, quando il verde e l’azzurro diventano
intensi, d’arancio e di giallo sono piene le gonne, che svolazzano al
vento come sciami di api, sedute lontano in quel bar all’aperto.
Assaporano il gusto di un’estate già pronta, di nettari e ghiaccio
colorati pastello, di barche lontane già piene di pesce, che galleggiano
bianche ed aspettano il turno.
Portami al mare, scaldami al sole, dove il freddo d’inverno ci ha fatto
condensa, inumidito le parti che ora al calore, riprendono fiato e mi
danno vigore, mi fanno sentire preda e bottino, di questi tuoi occhi che
s’adagiano addosso.
Portami al mare fammi sognare, le farfalle primizie che s’addensano
intorno, e il viola e l'azzurro si fanno bollenti, e mi spogliano oltre la
pelle più bianca, che viva la lascio abbronzare all’amore, per farmi più
bella con un filo di trucco.
Ti guardo mi guardi mi viene da dirti, che in fondo al tuo sguardo ci vedo
dell’altro, oltre allo specchio di cielo d’azzurro, che apri deciso perché
io me ne sazi, per tutte le sere che ti ho aspettato davvero, per tutte le
attese che ho pianto a dirotto, per tutte le perle infilate nei giorni,
perché passassero presto e passassero in fretta, una per sorte d’onice e
giada, che ora ti mostro e mi cingono il collo.
Lo vedi il cappello di paglia leggera! Con un grappolo d’uva che pende e
s’aggruma, e tinge a chicchi d’ombre il mio seno, e mi segna deciso quando
muovo la faccia, i miei dubbi d’istinto quando dici che m’ami, e m’ami
davvero come è vero il mio seno, che a bolle s’incurva nel profondo che
brami.
Ti prego ti sento giura che è vero, adesso che il giorno non dura di
notte, e l’inverno ha lasciato in pace il mio cuore, e sento di nuovo che
c’è vita e c’è linfa, che scorre e mi nutre le vene più dure, mentre ti
guardo che m’ami e mi prendi, mentre mi guardi che t’amo per sempre.
Portami al mare, fammi sognare