Della mia bocca ti sazi
come fosse che pane, dei miei silenzi riempi le penombre del cuore, ma non
innamorarti di me, non farmi del male, perché quello che vedi sono dune di
seno, pieghe di pelle sinuose ai tuoi occhi, dove affondi e poi scavi ma non
trovi che sabbia. Non sono le mani che esperte si danno, non sono le labbra
che succhi e ti sazi, o i capelli che dici come onde di mare, che tiri e che
strappi per sentire fin dove, sarebbe un incanto lasciarmi annegare.
Della mia seta t’inebri come fosse che vino, tra mie gambe riempi le tenebre
fitte, ma non innamorarti di me, non serve davvero, quello che vedi è una
donna che chiede, un cono di ombra come nicchia al riparo, da soli e da lune
che si inseguono fitti, perché non sono i "lo giuro" che tu dici convinto,
non basta una notte perché sorga poi il sole.
Scopami gli occhi come fossero pieghe, d’un’anima inquieta che ha bisogno di
sesso, ma non vederci nient’altro, non serve! Non vederci sfumate conifere e
boschi, non vederci il rossastro di un tramonto distante, una pigna che cade
in un tonfo silente, una pioggia leggera che mi bagna e mi strucca. Non
innamorarti di me, è solo luce soffusa, che vela e scontorna i solchi degli
anni, i tanti passati a rincorrere il nulla, a sentirmi regina tra gli
avanzi di voglie, a sentirmi da strada per un "ti amo" qualunque.
Non innamorarti di me, non ne vale la pena, perché non sono eterea come tu
dici, e quello che trovi è nido all'aperto, d’uccello che migra per terre
lontane, e al tramonto s’accuccia sul primo che trova, ma all’alba poi parte
per cercare altra tana. Non innamorarti di me, è solo sesso che chiede, dove
ora convinto ne ascolti il vapore, ed assapori l’essenza come fosse di
bimba, che limpida sgorga da una fonte sorgiva, e non ti accorgi che sbocca
come foce di fiume, di detriti di un letto smembrato alle sponde, che denso
trasporta la melma degli anni.
Ne ho conosciuti di uomini, di misure e distanze, di semi di razza che
fecondavano cuori, d’amanti dolcissimi e figli di cani, che m’hanno
insegnato ad obbedire di notte, a portare la gonna per essere pronta, e
guanti di pizzo per non sentirmi più sporca. Non dirmi domani che mai
servirebbe, non dirmi ti amo perché ancora li sento, quegli echi distanti
dove chiedevo in ginocchio, di farmi del male ma che rimanessero accanto, di
essere il nulla per sentirmi importante.
Non innamorarti di me, non serve, non vale, ho imparato a dividere l’amore
dal sesso, la notte dal giorno dove mi ritrovo da sola, ma è un giorno
spaiato senza alba o tramonto, senza lo strascico a coda di questa luna
d’incanto, che ora al riflesso mi fa femmina bella, e ti giuro davvero non
serve a nient’altro.