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Ora ho il doppio dei suoi anni e ancora mi domando per quale strano caso
sia venuta al mondo, da quale errore sia nata questa stupenda creatura
che, se natura volesse, vorrei ancora portare dentro e cogliere l’emozione
che al tempo mi dava solo disagio. Sapesse mia figlia quanti suoi coetanei
sono affogati nel fiume prima di nascere, quanti ancora hanno visto la
madre per pochi secondi, per poi giurare convinti d’essere figli di donne
che non hanno mai partorito. Dalle mie parti è cosa normale che la figlia
più grande sia destinata a suo padre, che al primo rossore che colora
mutande sia pronta per essere donna. Ma a me non è successo, perché la
luna ha rischiarato i ciuffi di erba che calpestavo, m’ha illuminato la
strada per fuggire di notte da quei fiati di vino che ogni sera sentivo
più forti e vicini. Fino a ritrovarmi in una città poco distante ad
aiutare una lontana parente ad offrire rose e gardenie, sorrisi e fortuna
a belle dame sottobraccio a signori. Passò
qualche giorno finché una signora vestita di seta accarezzò la polvere
sulla mia faccia, e subito dopo mi comprò pane e sapone. Ero bella, ero
bella davvero, con la voglia nel cuore e i capelli di grano, quando mi
ritrovai sopra un divano a mostrarmi spoglia come quando facevo il bagno
nel fiume. Ed ero contenta perché mi davano attenzione, perché la bella
signora m’aggraziava ogni sera per prepararmi all’evento. Passarono
dei mesi, dove imparai a camminare con una moneta sulla testa senza farla
cadere o ad accavallare le gambe che al tempo desideravano solo correre e
cadere e sbucciarsi contro le zolle di terra arida quando non piove. Ma
non avevo rimpianti! Non cercai mai di fuggire da quella casa di tende e
pomelli, di tappeti e divani che ospitavano donne fatte di stoffe e
profumi, di seni di carne che saziavano la fame di truppe e i
digiuni di uomini soli. E parlavano a modo pur essendo volgari,
intercalando da vere signore quel pene di maschio che a sera imbrattavano
di rossetto fino a vederlo sazio e sconfitto. Aspettavo solo impaziente il
momento di sentirmi come le altre, desiderata mentre salivo le scale,
seguita da quegli occhi avidi e giovani che a breve si sarebbero confusi
nei miei. Avevo
un’unica amica che invidiavo dall’alba al tramonto e soprattutto di
notte quando sola andavo a dormire, mentre lei vestita di fiori passava le
ore sui divani, spartendo le gambe a sguardi e carezze fino a quando la
frenesia di maschio non può più trattenersi, e suddita cede salendo le
scale. Margherita aveva gli stessi miei anni, ma una vita più disgraziata
che l’aveva condotta già pronta ed esperta dentro quella casa di
bambole. Nei momenti da sole mi dava consigli, mi spiegava per filo e per
segno di come si doma una voglia dando a vedere il contrario, di come
s’accalappino gli uomini ospitandoli il prima possibile dentro un ventre
di donna, perché, da quando è nato il mondo, è la loro unica conquista,
l’unico trofeo, che se potessero lo imbalsamerebbero appendendolo al
muro. Perché una volta che è dentro una puttana può già riposarsi,
pensando ad altro o a niente, in attesa che esploda il liquido maschio,
convinta d’aver fatto a pieno il proprio dovere. Lei veniva a trovarmi
dopo aver fatto l’amore, dopo che l’uomo di turno l’aveva conciata
di santa ragione, tanto da non potersi sedere o accavallare le gambe
tenendole aperte per tutta una notte. A fatica s’appoggiava sul bordo
del letto e mi bucava la pelle con le sue unghie lunghe già rosse, con le
sue mani che odoravano ancora di sesso di maschio, con le sue dita
appiccicose di seme raffermo, ma piene di brama che al tempo credevo di
sola amicizia. Negli anni, col corpo pieno di nausea e uomini, ho ceduto
alle sue grazie fino ad essere ora testarda e convinta che solo una donna
può scoparti anima e corpo, può scavarti in profondo dove nessun pene
potrebbe mai arrivare. Ma
al tempo, alla bella signora non chiedevo altro, solo che la voglia di
chiunque sarebbe stato il fortunato, fosse acerba come la mia, come il
sapore delle pere rubate all’albero prima del tempo. Di notte, tra i
sospiri delle altre stanze, l’immaginavo soldato con la foto nella tasca
del petto di sua madre lontana, che, come ospite inatteso, mi chiedesse
permesso prima d’entrare. Era bello il mio soldato, unico uomo al mondo
che nel sogno non rideva davanti alle cosce vergini di una puttana,
davvero intatte in qualsiasi parte il suo desiderio si fosse posato. Ogni
sera mi pareva di sentirlo, mi chiedeva se era giunto il momento, se non
fosse per caso quella la notte che la mia padrona aveva deciso. Mi baciava
e m’accarezzava fino a sentire le sue dita tremanti e leggere, proprio
uguali alle mie! E poi tornava impalpabile trattenendosi sopra la mia
parte più umida ormai pronta a darsi oltre quel sogno che ricorreva di
notte sopra quel letto. Ma
piansi lacrime e delusione quando venne il mio tempo e la padrona
m’indicò un uomo che sapeva di tabacco e lavanda, con le rughe sul
volto più nette di quelle di mio padre. Premurosa cercò di rendermene
conto, d’avermi affidato ad un vecchio esperto e tranquillo, ma non ci
fu verso e ragione finché, per nulla convinta, salii quelle scale con la
morte nel cuore e il tremore evidente tra le gambe insicure. E fu amore,
almeno di quelli dove il maschio non deve sforzarsi d’inventare
illusioni e parole per spalancarti le gambe, almeno di quelli dove la
donna si sente più donna, montata sul muro o ai piedi del letto e non
finge di provare pudore. E fu amore, almeno di quelli che finora ho
visto e sentito, ed ancora credo che non ce ne siano altri, perché non
c’è sentimento che tenga quando l’orgoglio avido di maschio ti prende
e t’inchioda, perché non c’è affetto dentro un pene che ti tappa la
bocca o ti cerca nel fondo per misurare negli urli di femmina la propria
potenza. Mia figlia pensa di essere sfortunata perché la sorte le ha riservato una madre che gira il mondo illudendosi di fare l’attrice, ed un padre che non ha mai visto e nessuno ne potrebbe parlare! Se sapesse mia figlia da quale seme è sbocciato il suo fiore, quale destino l’ha fatta così bella. Cosa direbbe se sapesse che ogni tanto dai padri bisogna solo fuggire per poi farti pagare dal primo che hai accolto per generare un tesoro. Non capirebbe né ora né mai, come non riesce ora a capire questo collegio circondato da prati dove crescono rose che non hanno spine e sterpaglie. Alle volte mi sembra d’impazzire pensando che alla stessa sua età sapevo benissimo cosa ci fosse sotto la terra rimossa o dentro sacchetti di plastica che affioravano dal fiume. Sapevo benissimo perché quella notte, rischiarata dalla luna, fuggii senza destino. Tutto ciò che è successo in seguito non ha nessuna importanza, come quei tanti uomini che ho dovuto ospitare e m’hanno presa fino a poco prima che lei nascesse, eccitati dal mio stato che a malapena tenevo segreto. Ora la guardo innocente che dorme e mi si spezza il cuore di doverla lasciare, di dover aspettare un’altra domenica quando gli uomini tutti la dedicano alle mogli. La casa di bambole è stata chiusa dalla legge per sempre qualche anno più tardi, ma per noi ragazze il lavoro non si è certo interrotto, perché finché esistono gli uomini, al mondo ci saranno sempre puttane!
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