Senti, io non
so se tu sei un angelo, di quelli che da bambina mi vegliavano il
sonno, e placida dormivo perché mi sentivo protetta, ed avrei
giurato che anche di giorno, m’avrebbe seguita ovunque io andassi.
Senti, io non
so se eri tu l’angelo, quando tra le coperte mi rannicchiavo al
calore, e mia madre metteva uno scialle a velare, la piccola luce e
scappava di fretta, senza lasciarmi una carezza gentile, lo
strascico caldo di due labbra accennate.
Senti, io non so se
tu sei un angelo, ma so che senti la stessa paura, per quelle ombre che la
luce creava, che diventano forme fantastiche e vere, sul muro e la volta
di canna e di gesso, sulle pareti e i comò sui mobili antichi.
Senti, io non so se
tu sei un angelo, ma come me della casa ricordi l’inverno, le trine
sgualcite le crepe sui muri, le corse intorno al tavolo ovale, con mia
madre e mia zia a rincorrermi dietro, a prendermi sempre per via delle
trecce, troppo lunghe e grosse di nero carbone.
Senti, io non so se
tu sei un angelo, se ricordi la finestra che dava sulla valle, che poi era
solo un intreccio di colli, dove il sole tramonta e l’orizzonte si chiude,
tra le colline turrite a rincorrere valli, ed il mare distante che intuivo
soltanto, perché una mammella più grigia me ne impediva la vista.
Senti, io non so se
davvero esistono gli angeli, se hanno i capelli come i tuoi castani, se
quando ridono gli si forma una ruga, all’occhio sinistro per farsi
baciare, ma stasera vorrei che tu lo fossi davvero, perché faccio fatica a
vederti da uomo, davanti al camino e le castagne a tostare.
Senti, dimmi davvero
che sei diverso dagli altri, da tutti quelli che ho incontrato di notte,
ed anche di giorno perché non cambia poi molto, sapere che in fondo mi
stanno a sentire, solo perché il mio spicchio di pelle, può diventare la
forma d’un seno nudo che pende.
Senti, sarà pure vero
che il letto è importante, che un uomo e una donna ci finiscono spesso,
come ora che basterebbe poi niente, mentre scruti i miei occhi e ci leggi
i ricordi, di quando bambina pensavo che un letto, servisse soltanto a
provare paura.
Senti, dimmi che sei
davvero diverso dagli altri, che stasera rimani a guardarmi negli occhi,
che sono rossi soltanto perché il fuoco li scalda, ma ti prego rimani a
sfiorarmi il profilo, come un sole al tramonto che sfuma la cresta, dei
colli dei tetti e l’anima tutta.
Senti, io non lo so
se davvero lo sei, se devo credere a quello che dici, se sei tu quello che
mi veniva a trovare, ed ora m’adagio sopra questi ricordi, ma dimmelo dai
non fermar le parole, fammi credere che ti conosco da sempre, che vegliavi
il mio sonno come ora m’abbracci, perché non costa niente tornare bambina,
e stasera è bello sentirselo dire.