|
Non sono le mani che esperte si
danno, non sono le labbra che succhi e ti sazi, o i capelli che dici
come onde di mare, che tiri e che strappi per sentire fin dove,
sarebbe un incanto lasciarmi annegare.
Della mia seta t’inebri come fosse che vino, tra mie gambe riempi le
tenebre fitte, ma non innamorarti di me, non serve davvero, quello
che vedi è una donna che chiede, un cono di ombra come nicchia al
riparo, da soli e da lune che si inseguono fitti, perché non sono i
"lo giuro" che tu dici convinto, non basta una notte perché sorga
poi il sole.
Scopami gli occhi come fossero
pieghe, d’un’anima inquieta che ha bisogno di sesso, ma non vederci
nient’altro, non serve! Non vederci sfumate conifere e boschi, non
vederci il rossastro di un tramonto distante, una pigna che cade in
un tonfo silente, una pioggia leggera che mi bagna e mi strucca. |