I RACCONTI MIGLIORI

L'amore che sento

 
 
 

 

Questo ti amo che sento mi sfibra le labbra, mi penetra dentro e mi devasta la carne, ed enorme si mostra e m’accappona la pelle, lungo la strada dove curva il tramonto, tra foglie e lumache prima che spiova, tra baci rubati che a stento trattengo.
Mi fa ogni volta tornare bambina, ogni volta più fiera sentirmi più grande, è una spiaggia di bimbi e castelli di mare, un dolce sognare quando il sole è già alto. Faccio tre passi per camminargli di fianco, mi stringe la mano e m’accarezza i capelli, come ora da grande vacillo precaria, con i tacchi più alti per sentirmi signora, col trucco che ama e m’impiastra la faccia.


Perché l’amore che sento bussa e s’incazza, mi scuote la testa e mi strappa i capelli, s’inginocchia davanti e gli chiedo perdono, per averlo tradito con la melma del cuore, per averla ceduta ad un ragazzo coetaneo, mentre il cuore batteva e sentivo d’amarlo, ma ora lo giuro era solo un amplesso, e lui ha ragione a picchiarmi più forte, perché l’amore che sento sono mani capienti, braccia potenti di trent’anni più vecchie.
L’amore che sento lo sento qui dentro, tra questi seni asciutti che non sono cresciuti, come fichi di maggio che aspettano il sole, per maturare abbondanti ripieni di latte, come quelli di mia madre sempre occupati, che portano in grembo la gioia d’aver concepito, la colpa d’aver partorito una figlia gelosa, di tutte le notti che dormo da sola, di tutte le notti che mi tappo le orecchie, per quel letto che cigola e sbatte sul muro.


L’amore che sento è un pene di uomo, e ci appoggio la faccia tra le spine ed i rovi, chiudo gli occhi e ha il gusto di bambola, d’un dito che ciuccio intinto nel miele, come nei sonni di quand’ero più bimba, come ora da grande che aspetto che sgorghi, solo seme che sappia d’odore d’amore.
L’amore che sento è lui che mi brama, che mi lascia pensare che sia vano aspettarlo, perché non c’è futuro nell’amore che sento, ma solo un presente che nutre l’attesa, che oggi domani posso ancora vederlo, quando in segreto fa cenno con gli occhi, lungo la strada dove curva il tramonto.
Che pazza che sono! Mi gonfio e m’illudo che le chiome di pini, che scorrono lente che corrono storte, possano ogni giorno indicargli la tana, che ogni giorno abbellisco rassetto e profumo, lavo e risciacquo perché sia pronta e pulita.
La pettino felice davanti allo specchio, perché non sia mai come quell’altra, vecchia e disfatta slabbrata nel letto, una specie di sfogo da tappare di notte, un buco di carne che scomposto si offre.


Perché l’amore che sento mi chiama e mi vuole, mi pretende di fretta quando meno l’aspetto, è lui che sospira un nome alla buona, a volte Maria raramente Giovanna, la lattaia in paese che si mostra per poco. Perché sarebbe troppo chiamarmi col nome, che lui m’ha dato in una notte d’Aprile, cadeva la neve come ora l’acqua non smette, e mi bacia i capelli zuppi di voglia, tra gemiti grassi ed urla più secche, lungo le fratte di stecchi e lamponi, tra foglie e lumache prima che spiova.

Ha in mano un ombrello ed un faro di luce, che illumina a giorno la sua prima figlia, e mi bacia l’ardore ed abbonda saliva, nel posto dove sento forte l’istinto, per vederla pulita in ordine e pronta, pettinata di gusto come Lilly sul letto, la bambola nera dai capelli di stoppa.
Mi cresce un sospiro che diventa un boato, un’eco che sbatte ribatte e mi prende, perché l’amore che sento è saliva abbondante, seni bagnati dallo stesso mio odore.

L’amore che sento sono radici di dentro, mia nonna che chiama in piedi all’aperto, pane a merenda e marmellata di more, mio nonno che sputa nubi di fumo, che beve e tracanna bicchieri di vino, che sanno di sale, cartine e sambuco.

L’amore che sento è chiuso qui dentro, sa di casa di freddo e sentieri di fratte, pioggia e luma
che i primi a Novembre, suoni di latta per festeggiare i cornuti, sa di famiglia e mi inumidisce le orecchie, per sentirmi più accanto per sentire una voce, che m’illude più bella come mai sono stata.

L’amore che sento è femmina dentro, bucata nel mezzo l’accolgo e lo imploro, mi fa galleggiare come un feto un ricordo, d’essere figlia di quest’amore che sento, che gonfio e trattengo per sentire il sapore. E sono baci veloci e minuti contati, il tempo che basta per un respiro più lungo, per sentire che m’ama perché è troppa la voglia, per sentire quell’onda il risucchio la spuma, mia madre da casa che ci chiama in cucina, e lui si riveste perché è pronta la cena.
 

 

 

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