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Mi vedi bella, bello il mio seno perfettamente ricurvo alla tua mano
incavata, che prima d’addormentarti ha ingrandito il desiderio e ora
t’affidi al sogno per continuarlo più vero. Mi vedi bella, più bella di
quanto la tua fantasia fertile s’illude di partorirmi, senza nei e
difetti, penetrata ed espugnata da un fascio di luna, mentre spiccio i
capelli ai bordi del letto ed accavallo le gambe puttane di fame di
maschio. Mi vedi donna perché nata nella tua mente digiuna, madre e mignotta che desiderio confonde e ragione non è di conforto quando prendi
il giusto che la voglia ha deciso, il meglio che niente di meglio conosce.
Mi bagni di brama liquida bollente che sgorga copiosa sull’idea del mio
corpo che s’è fatto in un attimo seno, culo e forme, s’è fatto
succube di passione e rivoli che continuano a colare tra gli orli induriti
di sesso e indelebili sporcano lenzuola. Ma
ho paura che essendo notte sia un sogno soltanto, che l’alba domani
appiattisca questo desiderio che inseguo d’essere vera nel tuoi sogni,
d’essere bella quando mi spogli nuda e supplisci carenze di fede e
d’amore, quando le tua mani digiune dei miei seni mi massaggiano il
cuore. Come se in cielo non fosse rimasto che niente, come se oltre
le nuvole ci sia soltanto la notte e le ore che passano rimangano ferme. Ma
non so chi tu sia, se da qualche parte del giorno t’ho incontrato
davvero, se hai ripagato di sguardi profondi questa voglia che m’anima e
mi tiene più sveglia. Non so perché stasera ho deciso di non sentirmi da
sola, perché mi lascio guidare le mani ed ascolto parole senza una
faccia. Non so perché ti permetto di dirmi che m’ami, e m’ami fino al
punto di non avermi mai vista, e rimani aggrappato ad una semplice voce.
Non so chi tu sia, se è vero questo nome mentre ti chiamo, come è finto
il mio che ancora non dico. Quale cuore mi merito dietro queste parole?
Che insistenti mi chiedono dettagli, se i miei capelli sono più biondi di
come li vedi e la gonna che indosso è sopra il ginocchio. Non so chi tu
sia, perché t’ho concesso di immaginarmi più bella e di toccare il
colore delle mutande che porto. Perché mi risucchi dentro l’ignoto?
Perché ti permetto di avere le ali e farmi volare sopra queste nuvole
d’amore che non nascondono niente. Non so chi tu sia, d’illuderti al
punto di non poter fare a meno dei miei seni che tracimano solo nella tua
testa, degli elastici che s’allargano nella mia voce. Ma come faccio a
dirti che tutto è menzogna, deluderti mentre mi sogni più nuda,
che gli anni che porto sono il doppio, se basta, e basterebbe, ti giuro, a
farti svegliare di colpo. Come
faccio a pensare che quest’uomo che accanto mi dorme sia tu stesso che
sogno, lo stesso che ora mi rivolta e mi lega, mi stringe le braccia
perché io sia solo corpo e fessura, uno squarcio di pelle dove cerca
ancora fatica e riposo. Mi prenderà di nuovo, ne sono sicura, dove la
gelosia ripone vendetta e consuma rivincite, nido d’uccelli dove le
donne depongono uova, dove violenza non è offesa ma amore, piacere che
ora mi coglie impreparata al risveglio. Ma
non posso non credere che domani al risveglio non sia ancora notte, che la
luce accecherà la tua mente ed io non vivo perché tu non mi sogni.
Leccami il sudore per sentirmi più viva, per sentirmi più acida fuori
dal sogno. Stringimi più forte perché non sia evanescente, che da un
momento all’altro non rimanga che vuoto. Aggrappati alla mia
voce che vera risponde che domani è già oggi e non può essere altro. Ma
ho paura che il giorno che nasce mi sorprenda da sola in un letto disfatto
ancora nel sonno, che la notte finisca e domani sia un giorno normale,
aspettando la notte, un’altra notte che sogno. |
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