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Una
signora al balcone s’incipria e si specchia, e parla col figlio che
gioca giù in strada, gli dice che è tardi che deve salire, perché
tra poco lei esce per andare a lavoro. La guardo ha una gonna che si
spiega e svolazza, due mani che agita come farfalle, all’aria
leggera perché in fretta s’asciughi, lo smalto che rosso la fa
femmina bella. Ha i capelli striati da colpi di sole, che si
spargono al vento e fanno la ruota, un sorriso che s’apre e mi
saluta cortese, come per dire che ci siamo già visti.
M’incanto e ci penso per quale strada di Roma, oppure in posto o in
una vita passata, in un giorno di pioggia o con il sole che spacca,
ho apprezzato la grazia di una signora di classe. M’incanto e una
voce mi dice signore, “Si scansi la prego altrimenti la bagno!” Ha
in mano una scopa ed uno straccio da terra, un recipiente con
l’acqua di plastica gialla.
Tutt’intorno un brusio di gente che parla, che sciama e lavora per
le strade di Roma, un ambulante che grida e vende verdura, un
indiano che t’offre tre agli a buon prezzo. Un motorino che passa
tra i birilli di gente, fa rumore e le penne e lascia una scia, di
fumo e miscela e s’allontana veloce, tra i sampietrini sconnessi per
le strade di Roma.
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