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Cammina cammina sotto il sole d’Aprile, una donna che ancheggia
insicura sui tacchi, ha le gambe perfette ambrate di un niente, un
velo di calza di mezza stagione. Cammina cammina a piccoli passi, in
un tailleur color panna che le strozza la vita, e la fascia e
l’avvolge d’incanto sui fianchi, la forma perfetta di un’anfora
antica. Ha guanti di raso, una veletta di rete, una faccia da bimba
nonostante il rossetto, spalmato a secchiate di fretta in penombra,
al riflesso del vetro di un negozio di fiori.
Cammina cammina tra i palazzi umbertini, uno spacchetto alla gonna
per muoversi meglio, sotto i portici freschi di Piazza Vittorio,
dove il vento s’insinua e fa mulinello. Porta cartacce oliate di
pizza, foglie marcite dalle piogge di marzo, tra bancarelle di merce
scadenti orientali ed odori di spezie arabe e indiane.
Cammina cammina e trascina a fatica una valigia di trucchi e un
borsone di pelle, pesante per quanto contiene stipati scarpe e
vestiti per quindici giorni, comunque leggeri d’estate alle porte,
cambi di stoffe di lino e cotone, per quanto di meglio poi possa
accadere, una cena, un salotto, una colazione all’aperto.
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