LiberaEva

D'AMORE E D'ALTRO

Sala da ballo

     E’ una sala da ballo anni sessanta, un pomeriggio d’inverno con la pioggia sui vetri, e fuori un paese di bar e bigliardo, con il gioco di carte e le partite alla radio. E’ una sala da ballo con il pavimento a parquet e dentro è domenica con i vestiti da festa, le donne non pagano e gli uomini il doppio, una coppia che balla e gli altri stanno a guardare.

     E’ una sala da ballo tipo palestra con le donne sedute su una panca di legno vestite di beige e testa di moro che parlano mute ma solo tra loro. Portano gonne su misura di sarta, le scarpe col tacco ma non troppo alto e i capelli che sanno di messa in piega, di rolli e retina, di casco bollente.

     Hanno gli occhi tristi ed un velo di noia che adocchiano in giro furtivi e distratti casomai dalla porta entrasse qualcuno, un viso diverso, un principe azzurro. Sono tutte in età di sposa e di madre, ma nessuna di loro ha la fedina al dito, nessuna un cavaliere da ballo, perché è domenica e le coppie ufficiali si dirigono altrove ed hanno altro da fare.

prec.

indice libro

21

 

Nelle auto in sosta arrampicate in collina, tra i vigneti a filari e i meli frondosi dove fanno l’amore completo o in parte pensando al corredo e alla casa in mattoni.

     E’ una sala da ballo anni sessanta con gli uomini in fila che hanno perso speranze per la più bella che ombrosa muta si nega e rimane seduta a guardare nel vuoto. E’ una sala da ballo con gli uomini in fila che aspettano il turno indovinando il momento per quella più grande che ha un ciondolo d’oro che balla e che pende tra il seno importante.

     E’ lei la regina, l’ambita zitella, che ha superato da tanto almeno trent’anni e fa la merciaia in un negozio avviato, ereditato per caso da un lontano parente. Si fa chiamare Lulu ma il suo nome è Zafira, si dice che è stata per anni in Siria e lì ha conosciuto un ricco mercante di stoffe e di spezie con sede a Damasco.

     Era bella Lulu con il velo in testa, la sera che ha deciso di chiudere gli occhi e confondersi ai baci caldi e bollenti di una bocca avvolgente a forma di culla. Ed erano baci di passione e di maschio, di promesse che un giorno l’avrebbe sposata, così com’era giovane e magra, senza un corredo e venti cammelli. Per anni giurava, e lei ci credeva, di farla conoscere alla sua prima moglie, ma poi in quel letto è svanito quel sogno e fuori era giorno con il sole già alto.
 

22

home

succ.