I RACCONTI MIGLIORI


 

La madre di Aisha

 
 
 

 

Un sorriso e una carezza, è  quello che offre, come piccola onda che infrange la riva, sciacquettando la strofa di un’antica canzone, una nenia da zingara appena accennata. La ragazza ha un nome, ma non è quello vero, nel circo ambulante la chiamano Aisha, ma non conosce suo padre, e sua madre l’ha vista, appena una volta in una figura di fumo.

     Perché Aisha sciacquetta la strofa, di un’antica canzone che parla di un mago, di una lampada ad olio dove esce del fumo, che disegna nell'aria figure sbiadite. Ed il mago è buono e le ha promesso che un giorno, la porta nel posto dove riposa sua madre, perché è molto stanca, perché è molto bella, quasi come Aisha quando scioglie i capelli.

     Quasi come Aisha che si chiede da sempre, quanto somiglia allo specchio sua madre, e quanto la fronte, le guance, la bocca, che morde e tormenta perchè sia più gonfia. Come sua madre diafana e bionda, morta di parto in una tenda in disparte, quasi come Aisha che al mago domanda, quale mestiere faceva sua madre.

Tra i fili di fumo l’ha vista volare, con le ali di un angelo che galleggiava nell’aria, come un’acrobata, un’equilibrista, un uccello che spicca e poi vola per terre lontane. Aisha ci pensa ma non ha visto mai il mare, lo immagina denso di melma e di fango, chissà quanto è grande se quanto la fossa,  dove ci vanno a bere i cavalli. 

     Ha una gonna fiorata lunga gitana, un paio di sandali dorati da schiava, un seno d’ovatta che timido spunta come gemma d’inverno da un ramo di pesco. Scioglie i capelli e li raccoglie di nuovo, li gira tre volte dietro la nuca, si lecca le dita intinte nel miele, si secca le labbra per poi cominciare.

Tu tu ta ta ta che parla di un uomo, disteso sul letto di ferro battuto, tu tu ta ta ta mentre Aisha si specchia allo sguardo e la brama dell’uomo che aspetta. Un volteggio frusciante di seta leggera, un sibilo lieve d’odore di spezie, di stive strapiene d’incenso e di mirra, d’aromi più intensi di sudore e di colla.

Tu tu ta ta ta lei gioca con l’ombra, d’un lume che avaro la riflette alla tenda, tu tu ta ta ta lui si lascia saziare da quel suono di mani, d’anche, di forme. Tu tu ta ta ta Aisha l’ammalia, schiude le labbra di porpora e pepe, e sospira le rime di fiato e vapore scaldando le voglie di saliva abbondante.

 E’ tecnica, regola, maniera e mestiere, è un volo pindarico  per lidi lontani, Aisha si muove e tintinna i suoi cerchi ed incanta la preda per mondi fiabeschi. Ogni tanto si chiede da dove proviene, quell’arte da scaltra, d’indole innata, ogni tanto ci pensa e dubbiosa sospira, ogni tanto ci pensa ma non arriva alla fine.




 

 

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