I RACCONTI MIGLIORI


 

Del sole di maggio

 
 
 

 

Del sole di maggio Ostia si scopre, il verde e l’azzurro diventano intensi, d’arancio e di giallo sono piene le gonne, che svolazzano al vento come sciami di api, sedute qui è là in questo bar all’aperto, assaporano il gusto di un’estate già pronta, di nettari e ghiaccio colorati pastello, di barche lontane già piene di pesce, che galleggiano bianche ed aspettano il turno.

Del sole di maggio ti scaldi le ossa, dove il freddo d’inverno ci ha fatto condensa, inumidito le parti che ora al calore, riprendono fiato e ti danno vigore, ti fanno sentire preda e bottino, di tutti questi occhi che s’adagiano addosso. Ti guarda e lo guardi e ti viene da dirgli, se in fondo ai tuoi occhi ci vede dell’altro, non solo lo specchio di cielo d’azzurro, ma tutte le sere che lo hai aspettato davvero, per tutte le attese come grani di perle, infilate nei giorni perché passassero in fretta, una per sorte d’onice e giada, che ora gli mostri e ti cingono il collo.

Porti un cappello di paglia leggera, con un grappolo d’uva che pende e s’aggruma, e tinge a chicchi d’ombre il tuo seno, e ti segna deciso quando muovi la faccia, i tuoi dubbi d’istinto quando dice che t’ama, e t’ama davvero come è vero il tuo seno, che a bolle s’incurva nel profondo che brama. Lo scongiuri e lo preghi di rimanere distante, adesso che il giorno dura di notte, e l’inverno ha lasciato in pace il tuo cuore, e senti di nuovo che c’è vita e c’è linfa, che scorre e ti nutre le vene più dure, mentre lo guardi che s’allontana per sempre, ed altri al suo posto già fanno la fila.

Del sole di maggio Ostia si scopre, di farfalle primizie che s’addensano intorno, e l’arancio ed il giallo si fanno bollenti, e ti spogliano oltre la pelle più bianca, che viva la lasci abbronzare dal sole, per farti più bella con un filo di trucco, che segna e ti tinge in uno specchietto, dove vezzosa ti guardi e ricomponi le labbra. Del sole di maggio un cameriere cortese, ti porge un biglietto e una rosa pervinca, nel foglietto c’è scritto “da un’ora la guardo, mi permetta se questo non è il mezzo più giusto, per dirle che è bella e mai fino ad ora, ho visto la grazia di una gonna che danza, di una donna che ad arte accavalla le gambe.”

Ti giri attorno per farti abbagliare, da due occhi che ti staranno guardando, ma incontri un sorriso vestito di bianco, con un panama giallo ed una camelia che spicca. Ha la barba lunga morbida e bianca, e poggia il suo mento su un bastone elegante, e continua a guardarti come se fosse attratto, dal gioco di luci che si accendono al sole. Seduta lo lasci offrirti da bere e poi invitarti oltre ad un pranzo di pesce, lungo la riva che a spruzzi ti bagna, ed assaporano il gusto di una donna già pronta, che leggera nel cuore si colora pastello, pennellate insicure di bianco d’autore, che ricamano il cielo di cappelli e gabbiani.

Del sole di maggio il tuo corpo si imbeve e col sudore ripassi la pelle le labbra, con la lingua che fuori invita all’amore, chiunque non abbia altre intenzioni. Perché il sole di maggio ti fa femmina bella, ti scalda le ossa e l’anima in fondo, dove il freddo d’inverno ci ha lasciato il dolore, inumidito le parti che ora al calore, riprendono fiato e ti danno vigore. Porti un ombrello per ripararti dal sole, e lasci che il vento ti guidi la stoffa, della veste che chiara si strascica a coda, e forma una ruota che a bolla si gonfia. Perché davvero ti senti appagata, da questi colori che ti tingono il viso, da questo infinito dove ti perdi, in piccole gocce per essere mare, per essere sbocco di quest’uomo che ora, ti colora la bocca e ti tinge i capelli.

Ferma ed in posa tra due legni di barche, le stesse che prima aspettavano il turno, ed ora inclinate ti danno riparo, al mestiere di mani che muove e governa, e ti fa tela d’autore come se avesse un pennello che intinge nell’acqua e combina i colori. Ti viene vicino e poi s’allontana, claudicante s’aiuta e segue la luce, e marca deciso gli occhi le labbra, e scurisce i contorni per darti una forma. Ti guarda lo guardi ha le mani d’artista, non importa di cosa se ti fa opera d’arte, se distingue una donna da una femmina vera, se intuisce il motivo senza dire parole, di tutte le attese come grani di perle, che scema hai pensato che durassero a lungo, per provare emozioni dalle parti del cuore, infilandole a caso senza conoscere il verso, il capo del filo dove iniziasse l’amore.

Nel sole di maggio calpesti la sabbia, nelle tue sicurezze quando dici che l’ami, e l’ami davvero come è vera l’estate, che ti dà linfa e ragione d’essere altro, un quadro dipinto sulla pelle che offri, con le labbra allungate in ogni parte del corpo, perché tu sia certa che non ti serve dell’altro, né fianchi né testa né piedi né viso, ma solo capiente per accogliere il mondo, ed esser sicura che l’amore che senti, non è un sentimento che ti incatena e ti imbraca, ma quello che spargi di resina e miele, quello che semini e ti fa libera dentro, e lui che lo intinge ti fa femmina bella.

 

 

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