C’è un angolo di pace
vicino alla stazione, c’è un albero di fico che scende verso il fiume, non
è facile trovarlo se non conosci quale siepe, s’interrompe giusto apposta
per fartici passare. E’ un viottolo che scende e curva dopo il palo, dove
nessuno hai mai portato un sorso di corrente, e in cima non c’è luce ma un
nido spennacchiato, che serve agli uccelli che non hanno un posto fisso,
ma rimangono una notte ed all’alba vanno altrove.
C’è un angolo di pace, uno spiazzo grande quanto, quattro macchine in
sosta che si fanno compagnia, che d’inverno appannate celano il segreto,
di bocche clandestine che si cercano nell’ombra. Non c’è nessun intruso o
poliziotto di quartiere, che sappia dove sono o possa arrivarci, non c’è
nessuna moglie o marito in pensiero, perché in quest’angolo di pace è
proibito a chiunque voglia, squarciare quella nebbia che s’addensa lungo
il fiume.
C’è un angolo di pace ed un rudere romano, gatti appollaiati sul cofano
più caldo, c’è un cane che t’aspetta dopo il palo della luce, e ad ogni
macchina che passa avverte il padrone, un vecchietto col cappello con la
faccia da guardiano, che t’accompagna verso il posto o ti fa cenno di
aspettare. Per il prezzo di una birra ti offre dei giornali, un rotolo di
carta e poi se vuoi a parte, quello che ti serve per evitare altre
sorprese, perché in quest’angolo di Roma c’è solo tanta pace, con la luna
che ti guarda tra il rossore di un tramonto, ed a volte basta poco per
distrarsi in un ti amo.
C’è un angolo di pace dove niente poi traspare, perché da questa parti
vengono coppie non sposate, oppure già accoppiate con altri che non sanno,
che c’è un angolo di pace vicino alla stazione, dove i treni non li
aspetti e non fanno mai ritardo, dove non c’è nessuna coda o una metro
affollata, un taxi che non trovi o un vigile che fa multe, ma solo una
pozzanghera che rispecchia l’imbrunire.
C’è un angolo di pace e ti chiedi come mai, basta una stradina che scende
verso il fiume, un nido spennacchiato ed un palo della luce, un guardiano
che somiglia al suo cane mezzo storto. Lasciati condurre se per caso poi
sei solo, perché appena fuori c’è una donna che t’aspetta, per chiudere la
porta e lasciare il mondo fuori, per prenderti per mano col cappello e la
veletta, e ti parla a bassa voce e ti dice piano piano, di fare attenzione
alla siepe interrotta. Perché c’è un angolo di pace vicino alla stazione,
c’è un albero di fico che scende verso il fiume, non è facile trovarla se
non conosci quale siepe, che s’interrompe giusto apposta per fartici
passare.